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Giu 02

La sindrome degli antenati

Albero_genealogico

Accade di sentire di traumi familiari che accadono ciclicamente tra consanguinei.

Alcune storie, casi riportati dalla Schützenberger, nel libro chiamato appunto “La sindrome degli antenati”, davvero interessante:

Un giovane di 32 anni, tetraplegico, perchè si è dimenticato di attaccare le cinghie prima della partenza del deltaplano, fratturandosi la colonna vertebrale, con l’aiuto della psicoterapia ricorda che suo padre, proprio all’età di 32 anni, durante la deportazione in Germania, aveva perso l’uso delle gambe dopo un terribile incidente avvenuto nella fonderia dove lavorava. I due episodi per giunta sono avvenuti nello stesso mese, a luglio.

Un altro uomo di 39 anni ha un cancro ai testicoli, viene operato e apparentemente tutto si risolve. Sei mesi dopo scopre di avere metastasi ai polmoni. La psicoterapia mette in luce che i suoi nonni erano entrambi morti a 39 anni, uno per il calcio di un cammello ai testicoli (proprio così) e l’altro durante la guerra, avvelenato dai gas nervini. Testicoli e polmoni sono i due organi colpiti nello sfortunato paziente, proprio nella ricorrenza del trentanovesimo anno.

Come si spiega questo, senza andare a scomodare le forze sovrannaturali o questioni del genere?

Mantenendo un approccio scientifico, possiamo parlare dell’importanza dei processi transpersonali.

L’inconscio passa tramite le cose “non dette”, tramite immagini semi-consce. Tra gli addetti ai lavori si parla di inconscio condiviso.

Il processo più tipico per cui i sintomi dell’inconscio familiare si trasmettono attraverso le generazioni è la “sindrome da anniversario”, cioè un evento importante che avviene in una ricorrenza significativa a livello familiare. La Schützenberger ha ad esempio evidenziato l’incidenza di certi tumori alla stessa età in cui si era manifestato in un familiare particolarmente amato, oppure le nascite che avvengono quando cade l’anniversario della morte di una persona cara o la scelta di farsi operare nella ricorrenza di una data importante.

È come se l’inconscio avesse una buona memoria e lo segnalasse attraverso le coincidenze nel calendario.

“Chiedo ai miei pazienti di portare il loro albero genealogico, il nome di battesimo degli avi e dei discendenti, le date dei matrimoni, delle morti, degli anniversari, dei fallimenti, dei divorzi e separazioni, tutto, risalendo fino a sette o otto generazioni, se possibile”, spiega la Schützenberger.

Come si può evitare che aspetti inconsci negativi si ripresentino nelle nuove generazioni? Attraverso l’elaborazione delle rappresentazioni degli avi e degli eventi che li hanno riguardati.

Come si può interrompere le catene di sintomi intergenerazionali? “Il nostro lavoro di terapeuti consiste nell’aiutare i pazienti a interrompere le ripetizioni e sottrarsi a quello che viene percepito come un destino” (Schützenberger).

E’ dunque utile contattare un esperto sia nel caso di voler prevenire lo strutturarsi di catene sintomatiche (se si sa che può esistere una predisposizione familiare… in tal caso uno psicologo, che si occupi di prevenzione), sia se si vuole intervenire su un disagio che si riconosce come già strutturato (in tal caso uno psicoterapeuta). Risulta spesso molto utile utilizzare le tecniche psicodrammatiche, tecniche espressive specifiche che permettono di vivere esperienze emotive e situazioni affettive.

Interessante risulta anche il servizio dedicato al tema da Voyager (prima parte, seconda parte). La questione “Il destino è scritto?” che lancia e a cui risponde è un punto chiave, relativo al nostro potere di “manipolare l’amiente”, cioè di cambiare quello che non va nel nostro contesto. A riguardo, si può anche approfondire il concetto di destino.

Altra questione è il perchè e il come accada. Oggi conosciamo la Teoria delle Rappresentazioni sociali di Moscovici, ma anche i Neuroni Specchio di Rizzolatti. Di conseguenza, in realtà non è né irrazionale, né inspiegabile. “Siamo molto meno liberi di quello che ci imaginiamo” per alcuni versi, ma siamo molto più liberi di quello che ci imaginiamo per molti altri versi. Una frase rilevante del servizio sembra essere quella che sostiene che “la famiglia più sana e che ha meno possibilità di trasmettere traumi e malattie alle generazioni future è quella in cui niente viene taciuto e nascosto e in cui sussiste un buon livello di comunicazione”.

 

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